Ma che cazzo ci vengono a rompere i coglioni durante un concerto rock?

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Non se ne vanta, Didi, non si sente per niente un eroe. Da tre giorni il responsabile della sicurezza del Bataclan è chiamato da tutti i media stranieri come da quelli francesi. Dalla sua uscita, sabato 14 novembre, dal Quai des Orfèvres 36 da dove rispondeva alla polizia, il suo telefono non ha mai smesso di suonare.

Tutto il fine settimana ha declinato le interviste ma finalmente ha deciso, lunedì 16 novembre, di parlare a Le Monde domandando di non essere fotografato. Per mantenere il suo anonimato ma anche per pudore: “Sono ancora sotto schock” spiega questo algerino di 35 anni, non particolarmente robusto ma che pratica degli sport da combattimento “Penso alle persone che sono morte, a quelle che hanno vissuto un calvario per due ore,  tutte quelle persone che sono ancora tra la vita e la morte” Non svelerà neanche il suo cognome e neanche quello degli altri cinque suoi agenti.

Parla piano, con sangue freddo. Vuole prima di tutto rassicurare: tutta la sua squadra è viva, nonostante quello che è stato detto alla TV o scritto qua e là. E poi mentre le sali parigine comme Bercy (20000 posti) o Zénith (6000) riaprono le porte, martedì 17 novembre, con delle misure rinforzate (cani poliziotto, telecamere, effettivi supplementari), Didi vuole raccontare il suo mestiere: agente di sicurezza in una sala di concerti “non soldato, non membro del GIGN” [cellula cinofila francese], solo buttafuori. Quello che accoglie il pubblico un po’ chiassoso dei concerti rock, di rap o elettronica. Titolare di una licenza in amministrazione di gestione delle imprese, Didi lavora al Bataclan dal 2004, ha vissuto delle serate movimentate ma mai come quella di venerdì 13 novembre.

Il concerto dei Eagles of Metal era iniziato da trenta minuti, lui era il solo agente presente quella sera davanti alla barriera di sicurezza all’entrata del Bataclan. Discute con qualche cliente che fuma delle sigarette – sono i corpi di questi fumatori che i primi sopravvissuti prenderanno per i buttafuori assassinati. I suoi altri 5 impiegati sono sistemati in altri posti strategici della sala.

Sei agenti, con la responsabilità della sicurezza, è il numero richiesto dalla produzione per questo tipo di concerto rock, dove il pubblico è venuto in coppia o tra amici. Tre agenti sono disposti davanti al palco. Herman sorveglia sulla sinistra l’accesso alle loggie e a una prima uscita di soccorso. Laurent è stato messo nello spazio tra il palco e il pubblico. Quella sera là, fanno rock ‘roll e a certi spettatori piace pogare (lasciarsi portare dalla folla). La produzione ha quindi domandato che sia messa una barriera che separi i musicisti dal pubblico per recuperare quelli che pogano e impedire loro di salire sul palco. Steve sorveglia l’accesso alla loggia del lato destro. “JP” è messo ai bagni, tra quelli delle ragazze e quelli dei ragazzi, davanti ad un’altra uscita di soccorso. “Ne metto sempre uno là in caso di evacuazione d’emergenza”, spiega Didi. Noumouké, lui, va in su e in giu’ tra la platea e l’hall all’entrata, dove si trovano il vestiario e la biglietteria. E poi, c’è Manu, impiegato del Bataclan da vent’anni che aspetta sempre i ritardatari per prendere i loro biglietti.

La routinee presto l’incubo. “In un solo momento, ho sentito dei colpi di arma da fuoco che venivano dal bar Bataclan, fuori” racconta Didi. “Ho sussultato, guardato fuori, ho visto un membro della produzione che era stato colpito e li’ ho capito subito. Non ho aspettato che i tiratori si trovassero di fronte a me. Sono entrato dentro ed ho urlato “Presto! presto! entrate! stanno sparando!” Ci hanno preso di mira una prima volta, le porte a vetro sono esplose. Con Manu, senza mettersi d’accordo, abbiamo corso verso le uscite di sicurezza. Lui è andato ad aprire quella al piano superiore, io sono andato verso i bagni. Al suo agente messo davanti a questa uscita di sicurezza manda una prima ondata di spettatori poi ritorna nella sala per aprire quella della loggia, all’estremità della platea. Ma é troppo tardi: i tre terroristi hanno già iniziato la loro operazione di morte. Didi si butta per terra tra la folla, a 15 metri dal suo obiettivo. Herman e Steve hanno avuto il tempo di uscire dall’uscita di emergenza della loggia. Facendo il giro del Bataclan, vengono ad aiutare JP a soccorrere i primi feriti. Noumouké é al primo piano con il regista  e fa salire gli spettatori dal tetto. Laurent si è rifugiato nella loggia, lato destro, con quattro feriti.

Nato in Algeria, arrivato in Francia all’età di 6 anni, Didi non aveva mai pensato di domandare la nazionalità francese “sentendosi francese ma senza un passaporto”. Sposato da poco, oggi pensa invece di iniziare a fare la domanda. Quanto al suo mestiere, chiede solo nella situazione di crisi attuale, di poter beneficiare di una protezione dell’esercito o della polizia. “Fronteggiare un attacco terroristico – riassume – va ben oltre la nostra missione. Non sono certo io, con la mia piccola gazzosa, che puo’ fermare un kalasnikov”.

Traduzione dal francese dal sito lemonde.fr del 17 novembre 2015 dell’articolo “Videur, pas soldat, pas membre du GIGN” (Buttafuori, non soldato e neanche membro del GIGN” [cellula finofila francese].

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