Che generazione dopo il Bataclan?

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Il 13 novembre ha lasciato un segno in tutti noi. Sono stati colpiti dei giovani nel fiore degli anni, come noi. Che andavano ad un concerto rock o ad un bar, come facciamo noi. Che erano giovani o appena sposati, come noi. Che uscivano la sera in una delle città più belle del mondo, dove tutti siamo stati almeno una volta nella nostra vita o sogniamo di andarci… Parigi… l’eterna Parigi… quella dei bateaux mouches sulla Senna… quella della rivoluzione francese… quella delle file interminabili per salire sulla Torre Eiffel.. del quartiere latino e della Defense… del Louvre e del museo d’Orsée… del Sacro Cuore e degli Champs-Elysées…  di Pigalle e di piazza della Bastiglia…. Insomma la Parigi che tutti amiamo perché è Parigi e non un’altra insignificante città… 

Che generazione ci sarà dopo il 13 novembre? Una che voterà più a destra presa dalla paura e dall’odio verso tutto e verso tutti facendo di tutta l’erba un fascio, disgraziati e criminali insieme? Una più a sinistra, sgomenta e smarrita come non mai? Una che non ha mai amato la bandiera, la patria ecc. ma non sa da che parte sbattere la testa? O una generazione trasversale aperta al dialogo non certo con i terroristi ma almeno con il mondo islamico cosi’ vasto e cosi’ sconosciuto ad Occidente? O una generazione di indifferenti, questo brutto sentimento eppur cosi’ naturale che ti prende stretto al petto mescolato ad una buona quantità di impotenza?

Scusate la divagazione ma io Parigi l’amo… ecco a voi la traduzione di un altro articolo dal titolo “Non ci sarà una generazione Bataclan ma forse delle generazioni Bataclan” di Benoît Floc’hdel 24 novembre 2015 tratto da Le Monde.

 

Non ci sarà una generazione Bataclan, ma forse delle generazioni Bataclan

 

Piu’ di una settimana dopo gli attentati che hanno straziato Parigi e Saint-Denis (Senna – Saint-Denis), Anne Muxel, direttrice di ricerca al Centro di ricerche politiche di Scienza Po (Cevipof) e autrice dell’opera Avere vent’anni in politica. I figli del disincanto (Seuil, Paris, 2010), parla delle possibili conseguenze politiche di questi avvenimenti sull’impegno politico dei giovani francesi.

 

Negli attacchi del 13 novembre sono stati i giovani ad essere stati presi di mira?

 

Tenuto conto dei luoghi dove si sono prodotti e delle vittime, spesso giovani, si può effettivamente porsi la domanda. Ma era la gioventù o il modo di vita che è stato preso di mira? I luoghi colpiti erano luoghi emblematici della vita parigina e del consumo culturale dell’Occidente. E’ una forma di libertà, di convivialità, di scambio che è stata attaccata. La gioventù è tra l’altro portatrice di speranza, incarna la società del futuro. Prendendola di mira, hanno fatto doppiamente male alla Francia, quella che è e quella che si proietta. Il carico emozionale ne risulta ancora più forte.

 

Cosa ne pensa della maniera con la quale i giovani reagiscono a questi attacchi?

 

La loro incomprensione è grande. Sono cresciuti in una Francia aperta e multiculturale. Sono stati abituati all’incontro verso l’altro, al rispetto della differenza. Cosi’, questi attentati che manifestano un odio violento verso quello che essi rappresentano non hanno finito di chiedergli: “Perché distruggerci?” Non ci deve comunque lasciare indifferenti il fatto che hanno manifestato più di altre generazioni la voglia di resistenza: “Non smetteremo di uscire”, “non cambieremo il nostro modo di vita”.

 

E cantano la Marsigliese, si fanno forte della Repubblica francese e sfoggiano la bandiera…

 

Si attaccano ad una simbologia di raduno. E’ già stato il caso dopo gli attentati di gennaio, ma oggi è più forte. Perché è un’appartenenza collettiva, un vivere insieme che vogliono difendere. Cercano di rassicurarsi, di affermare un’identità comune, che comunque non riporta un nazionalismo di ripiego o di chiusura.

 

Tutti questi simboli repubblicani non hanno pero’ sempre una buona presa su questi giovani diplomati, festivi, urbani, che può associarli all’estrema destra. 

 

Esistono effettivamente dei giovani che studiano, tradizionalmente di sinistra, che non sono abituati a riferirsi al simbolo della nazione. Il nazionalismo non è il loro marchio di produzione. Al contrario di altri giovani che meno diplomati, meno urbani, salariati, votano piu’ a destra e che sono sensibili alle sirene del Fronte Nazionale e non fanno il broncio né alla Marisigliese né ai colori della bandiera.

 

Oggi queste due gioventù si impossessano degli stessi simboli, ma in un senso diverso. E’ positivo nella misura in cui tutti fanno l’esperienza comune di esperienze condivise. Queste due gioventù si ritrovano sugli stessi simboli della Repubblica francese ma ne fanno una lettura opposta.

 

Gli uni rischiano di richiudersi attorno ad un’identità nazio-centrica, di rigettare ancora di più la mondializzazione e l’immigrazione. Gli altri sono disarmati, disorientati. Manifestano tradizionalmente una grande sfiducia nei confronti delle istituzioni e della politica. Non è quindi sicuro che percepiscano l’impegno politico come mezzo di risolvere i problemi che si pongono. In ogni caso considerano senza dubbio che l’apertura agli altri è più che mai necessaria come può essere anche la necessità di sostenere le autorità sovrane in questo momento di crisi.

 

Questi attentati possono aumentare i divari che separano queste due gioventù  rafforzando la loro visione antagonista della società.  In ogni caso non ci sarà una “generazione Bataclan” ma forse delle “generazioni Bataclan”.

 

E’ chiaro che gli attacchi del 13 novembre marcheranno emozionalmente queste generazioni. Ancora di più di quelle delle ondate precedenti di attentati, soprattutto negli anni ’80 e ’90. Perché oggi, contrariamente a ieri, non si tratta di attentati dove campi esterni si immettono sulla scena nazionale, ma di atti che aggrediscono la sostanza nazionale stessa, il paese in quanto tale.

 

Tra l’altro questa gioventù molto secolarizzata si ritrova confrontata a l’irruzione di referenti religiosi che rimettono profondamente in causa questo modo di vivere e i loro costumi.

 

Che consequenze politiche può avere?

 

A breve termine è possibile che i giovani usino soprattutto le elezioni regionali per esprimersi. Staremo a vedere. E’ possibile che la parte dei giovani che vota il Fronte Nazionale troverà in questi avvenimenti una motivazione raddoppiata.

 

Difficile, invece, sapere come voteranno i giovani studenti. Avevano già sostenuto poco Francois Hollande nel 2012. Ma questo non permette di concludere che scivoleranno ancora più a destra. Non è cosi’ naturale che la dimensione tragica di questi avvenimenti possa appiattirsi facilmente solo su una dimensione elettorale e sul solo divario di destra-sinistra.

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