Vendere l’anima al diavolo? Di Pedro Juan Gutierrez

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Il comandante Che ci lascio’ il suo esempio…

Ecco una riflessione del poeta cubano Pedro Juan Gutierrez dell’8 aprile 2015 dal titolo “Vendere l’anima al diavolo?” che cade a fagiolo in vista del nostro viaggio di nozze imminente in terra cubana 🙂

Una considerazione che risponde a molte domande, a chi si preoccupa per esempio che tra poco a Cuba nasceranno Mc Donald’s come funghi e al posto del McBacon faranno il McChe…. La riflessione di Gutierrez invece mi ha fatto personalmente pensare alle stesse considerazioni delle mie colleghe dell’ex Germania Est e alla loro voglia, per lungo proibita fino alla caduta del muro, di poter viaggiare come tutti i giovani europei… si vede che la voglia di modernità e libera circolazione dei giovani sono valori cosi’ tanto universali e “naturali” da ritrovarsi nella grigia Dresda come nell’assolata Havana…

In questi mesi Cuba è diventata di nuovo di moda. Da quando Obama e Raul annunciarono quattro mesi fa che ristabiliranno le relazioni diplomatiche. Una valanga di giornalisti arrivano all’Havana. Quasi tutte le settimane mi chiamano un po’ di giornalisti. Vogliono intervistarmi. Non sulla letteratura, che sarebbe logico. Ma sopra temi di politica. Non voglio mai parlare di politica per due ragioni basiche: questo non è il mio mondo e soprattutto in politica la cosa interessante e decisiva è quello che succede dietro le quinte e non nel grande scenario. E quindi: perché devo parlare di politica? Preferisco interessarmi alla letteratura, che per i miei gusti, è più interessante, meno circostanziale e più universale.

 

Nonostante questo, a volte accetto qualche intervista se le domande non sono eccessivamente aggressive e congiunturali. Una giornalista italiana, per esempio, mi ha appena domandato: “I cubani venderanno l’anima al diavolo appena gli americani inizieranno ad entrare nell’isola?” Attiro’ la mia attenzione questa forma di vedere le cose. Vendere l’anima al diavolo. Una frase bella, antica. Ricorda i patti con il diavolo che fanno molti personaggi della letteratura. Per conservare la propria gioventù e la bellezza soprattutto. Ma la giornalista non si riferisce a niente di poetico. Si riferisce invece a qualcosa di molto pragmatico: se l’economia nordamericana entra gradualmente nell’isola, noi cubani a poco a poco modernizzeremo la nostra società. Avremo accesso a internet, per esempio.

 

Per ora neanche per sogno. Potremo prendere un biglietto aereo, anche se fosse con una compagnia low cost, e viaggiare tranquillamente come qualsiasi altra persona oggi nel mondo mondiale. Viaggiare e tornare al proprio paese, senza traumi. Potremo vedere come si decentralizza il potere politico e economico. Potremo avere una società più orizzontale e meno piramidale. Potremo avere una stampa più variata, divertente e diversa da quella attuale. Potremo mettere su un’impresa media o piccola senza traumi né problemi. Infine, potremo vivere in una società più’ moderna, con i rischi e i problemi della modernità. E perdere le paure e l’ignoranza tipica dei paesani rozzi e ignoranti che vivono rinchiusi nel loro villaggio minuscolo e che non conoscono niente più in là.

 

Cosi’ sono d’accordo sul fatto che ci saranno cambiamenti. Di fatto, già ci sono cambiamenti. Lenti e graduali. Senza fretta. Il processo sociale, politico ed economico a Cuba è stato molto complesso negli ultimi 50 anni e qualcosa. Dal 1959 alla data attuale. Quando Raul Castro prese il potere, mi sembra ricordare che fosse il 2009, in uno dei suoi primi e brevissimi discorsi disse: “Questo è un paese pieno di proibizioni e noi le smantelleremo a poco a poco”. Questa frase mi sbalordì. Mi sembro’ molto coraggioso riconoscere questa verità, riconoscerlo di fronte a tutto il popolo, in televisione e alla radio, non in una piccola riunione di dirigenti. E soprattutto in un discorso di pochi minuti. Senza cambiare argomento. In un modo diretto e frontale. E in un altro discorso posteriore disse: “Abbiamo da fare tanto. E poco tempo per farlo”

 

Credo che questo è lo spirito che si vive a Cuba ora. Smantellando proibizioni. Ma senza fretta. Né alla velocità della lepre né a quella della tartaruga. Con un buon ritmo. Cosi’ sembra che nessun cubano venderà la sua anima al diavolo. Ma soprattutto sono convinto che il diavolo non esiste, non c’è nessun diavolo da temere. Già più nessuno ha paura dei mostri*. Noi cubani siamo adulti e vogliamo avere la possibilità di provare le nostre forze. Di provare su noi stessi. Con audacia ma anche con responsabilità. Vogliamo avere questo diritto. E già lo stiamo facendo. C’è da fare tanto. E’ una grande sfida che sta appena iniziando. Stiamo camminando verso la modernità come fanno tutti i paesi del mondo. Ed era l’ora.

* coco: personaggio immaginario con cui si spaventano i bambini

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