“Io non sono Mary Daly” – intervista alla teologa e femminista musulmana Zilka Spahic-Siljak

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Nella maggior parte della Bosnia-Erzegovina musulmana le donne richiedono un cambiamento nel nome dell’Islam. Mettono sotto accusa la discriminazione delle donne e criticano l’interpretazione del Corano degli uomini religiosi. Tra i pionieri del piccolo gruppo di femministe musulmane appartiene Zilka Spahić-Šiljak. Come attivista liberale e democratica lotta per il riconoscimento dei diritti specifici delle donne nel suo paese. Nello stesso tempo prende le distanze dal femminismo radicale della teoretica americana Mary Daly.

Nella ex-Jugoslavia vivevamo in uno stato dove esisteva una divisione netta tra stato e chiesa. La religione era considerata una cosa privata e lo stato rispettava la religiosità degli uomini. Le quattro comunità religiose (cattolici, ortodossi, musulmani ed ebrei) avevano un ruolo marginale nella società. Dal punto di vista ufficiale la religione rappresentava un ostacolo per l’uguaglianza tra gli uomini e donne. Nel nome dell’”Emancipazione proletaria” lo Stato richiedeva la partecipazione lavorativa delle donne. In seguito all’industrializzazione negli anni ’50 e ’60 l’industria aveva bisogno di manodopera femminile. In seguito molte donne ebbero un accesso migliore all’istruzione e al mondo del lavoro. Nella maggior parte delle aziende lavoravano quasi sempre un numero uguale di uomini e donne. Lo Stato garantiva la sicurezza sociale, una sanità pubblica e gratuita e una formazione lavorativa per le donne e le aziende mettevano a disposizione asili nido e posti nell’azienda per i bambini delle lavoratrici […]

Le donne – le madri della nazione

Con la caduta della Jugoslavia scomparvero tutte le conquiste e sicurezze sociali (sanità pubblica e gratuita, istruzione) del tempo di Tito; i diritti delle donne furono aboliti. Il tradizionalismo si annodo’ soprattutto tra i cattolici e i musulmani. Con l’ascesa del nazionalismo le donne sparirono praticamente dalla scena politica. I politici e i capi religiosi si schierarono per una divisione tradizionale dei ruoli tra uomini e donne. Le donne furono fortemente osannate come “madri della nazione” piene di cure, il posto delle quali si trovava esclusivamente nella famiglia.  Il loro compito, dicevano, era di educare bravi bambini croati, musulmani o serbi. Dal punto di vista religioso  conservativo, la donna riempiva a pieno la sua funzione solo se corrispondeva all’immagine della ragazza casta, ubbidiente e sottomessa. Solo cosi’ riusciva ad avere il suo stato sociale nella società. […] le donne non potevano uscire di casa e non potevano lavorare […]

Dalla fine della guerra la situazione delle donne è un po’ migliorata. La vita di tutti i giorni degli uomini musulmani si differenzia molto per come sono cresciuti e per la loro posizione sociale. Comunque musulmane istruite e di città hanno la possibilità di prendere parte alla vita lavorativa. […] in campagna non è facile che le musulmane possano vivere coscienti  e autonome. Là si devono occupare della famiglia, del cortile e della cura della casa; per questo le loro possibilità di ascesa nella vita lavorativa sono misere. Le musulmane cercano di attuare nella società diverse forme di resistenza. Queste di campagna rispecchiano in genere invece una cultura patriarcale nei territori balcanici, ma che del resto questo non può neanche essere il solo problema. Anche la passività e l’indifferenza della maggior parte delle donne sono la causa del mantenimento dei privilegi maschili. Anche in centri urbani come Sarajevo negli ultimi anni si è formata una cultura  che tiene le donne imprigionate nel loro presunto ruolo naturale. Prenda per esempio  le serie TV kitsch dal Brasile o dal Messico, nelle quali le donne sono ridotte al loro ruolo presunto naturale di ragazze, mogli, madri, amanti ecc.; tali immagini raccontano di una concezione dei ruoli tradizionale. La donna ottiene il suo stato sociale solo se incarna in sé i ruoli come castità, fertilità e rispettabilità.

Non sono Mary Daly

Nella seconda metà negli anni ’60 nei Balcani si era formato, insieme al movimento ufficiale antifascista delle donne che stava sotto il patrocinato del partito comunista, un femminismo indipendente, secolare, secondo un modello occidentale. La linea tradizionale fu spezzata in Bosnia-Erzegovina dalla guerra. Ora siamo costrette a far risuscitare le idee e le attività femministe. Sono arrivata davvero alla conclusione che partendo dal femminismo secolare mi voglio occupare delle questioni femminili specifiche nell’Islam. Le femministe secolari e musulmane hanno lo stesso obiettivo. Lottiamo insieme per la parità dei sessi e per la giustizia sociale come contro il sessismo, lo sfruttamento sessuale e il razzismo. Sproniamo le donne musulmane a opporsi alla ferita dei diritti fondamentali che si trova sotto la spinta della religione. Troviamo come esempi da citare le misure contro la limitazione nella libera scelta del marito, per il diritto all’istruzione e per una carriera lavorativa corrispondente. Gli stereotipi motivati religiosamente dei ruoli maschili e femminili  devono essere combattuti già nella scuola. La cultura patriarcale, che è difesa con l’interpretazione religiosa e le tradizioni, costituisce un impedimento per l’emancipazione delle donne. […]

Una musulmana non può essere allo stesso tempo una femminista, cosi’ si dice. Per la comprensione di me stessa, è importante per me definirmi femminista, anche se il femminismo nei Balcani non è visto bene. Il femminismo viene concepito qui come donne “lesbiche” o “maschili”, cioè come donne che si comportano in modo diverso da come vorrebbero gli uomini. Quindi se io in pubblico mi definisco femminista la gente rimane completamente scioccata. Sembra inconcepibile per molti che una musulmana lotti in campo religioso e femminile per l’uguaglianza degli uomini e delle donne.

Il fondamento del femminismo musulmano è il Corano. Vi si trovano infatti molti principi fondamentali che riguardano la parità dei sessi. Nel Corano non c’è nessuna motivazione teologica che sancisca un privilegio maschile. E il Corano parla anche dei diritti individuali dell’uomo. Nessun uomo ha il diritto di disporre di sua moglie come di una cosa; le donne sono da sole responsabili delle cose che fanno. Inoltre nel Corano c’è scritto che uomini e donne sono stati creati come due entità […] Tutto quello che si vede nel mondo, viene in due parti, per questo secondo il Corano gli uomini e le donne si devono completare in un rapporto. Questo potrebbe rappresentare il principio fondamentale tra due parti con pari diritti, le particolarità biologiche dei quali (come per esempio la maternità) devono essere pero’ rispettate […]

Un movimento ancora giovane

Come femminista e teologa musulmana mi impegno attivamente per i diritti umani. Nell’Islam sono stati convenuti i diritti democratici, quindi in principio non c’è nessuna opposizione tra diritti umani e Islam. I diritti umani non furono stabiliti per la prima volta dalle dichiarazioni americane e francesi, ma già nel Corano furono riconosciute come imprescindibili e universali. Come attivista dei diritti umani mi batto per la divisione tra Stato e religione.  Siamo ancora un movimento giovane che ha davanti a sé il futuro. Questa posizione viene rappresentata anche dai capi della comunità religiosa musulmana in Bosnia-Erzegovina. Non ci sono contraddizioni tra i diritti umani e la democrazia da un lato e l’Islam dall’altro. […] Le femministe musulmane e i musulmani progressisti muoveranno molto nei prossimi 50 anni.

Traduzione dal tedesco dall’articolo “Ich bin nicht Mary Daly” in “Dieses Schicksal unterschreibe ich nicht” di René Holenstein, 2007, pag. 170-176

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