Non c’è giustizia senza verità – Intervista a Vesna Terselic, direttrice del centro di rielaborazione storica di Zagabria e premio Nobel alternativo per la pace

 

dokumenta

Presupposto per la creazione di una nuova cultura è la condanna dei criminali di guerra, dice Vesna Terselic, vincitrice del premio Nobel alternativo per la pace e direttrice di Dokumenta, un centro di rielaborazione storica. Per questo sono  necessari vari provvedimenti come azioni politiche e simboliche riguardo al passato e un aiuto specifico alle vittime. Un lavoro di pace e sviluppo devono essere portati avanti di pari passo. Terselic rifiuta le commissioni di verità e di riconciliazione ritenndole uno strumento inadatto per il superamento del passato.

La ricostruzione dei crimini commessi durante il conflitto nei Balcani ha un significato straordinario. La conoscenza dei fatti è spesso il primo passo per una ricostruzione della società, per il dialogo e per la comprensione del passato. Senza conoscere le circostanze concomitanti di un crimine non si può neanche parlare di poter superare il conflitto […] Solo quando tutti i fatti della guerra recente saranno conosciuti, avremo la chance che il ricordo collettivo non sarà più manipolato nello stesso modo come fu fatto dopo la seconda guerra mondiale […] Durante la seconda guerra mondiale e nel periodo appena dopo ci furono molti crimini commessi dagli stessi comunisti […] cosa stava succedendo venne al tempo di Tito tracciato dalla parte dei vincitori: da un lato i comandanti eroici partigiani, dall’altro lato i collaborazionisti fascisti. “Resistenza o collaborazione”, “Rivoluzione o controrivoluzione”, cosi’ dettava la contrapposizione schematica. Mentre la realtà storica era molto più complessa. […] Si trascuro’ addirittura il numero esatto delle vittime nel campo di concentramento di Jasenovac in Croazia. Ancora oggi [2007] i dati oscillano tra 7’000 e 700’000 persone! Quando nell’estate del 1991 la Serbia inizio’ la guerra contro la Croazia,  si ricordarono molte persone gli eventi durante e dopo la seconda guerra mondiale. Per i partiti pro-guerra era relativamente facile manipolare la popolazione affermando che i criminali di allora stavano ritornando. Con la nostra attività nel centro per il lavoro sul passato cerchiamo di dimostrare che  una cosa simile nel futuro non potrà riprodursi. Ancora oggi ci sono in Croazia due versioni della guerra jugoslava negli anni ’90: secondo l’opinione governativa ufficiale la Croazia intraprese  una “guerra di difesa patriottica” per gli affari dei croati. […] Al contrario c’è il fatto-  ed è documentato a livello storico – che la Croazia condusse una guerra contro la Bosnia-Erzegovina e che armo’ per questo i soldati croati.

Meccanismi diversi su come trovare la verità

Il Tribunale per i crimini di guerra dell’Aia cerca di trovare la verità sui fatti. […] il tribunale sostiene anche i tribunali locali nella ex Jugoslavia che intanto denunciano e condannano i criminali di guerra. […] Oltre a ciò c’è pero’ bisogno di trovare altri meccanismi per trovare la verità. La popolazione dovrebbe per esempio partecipare a forum di discussione su cosa ha vissuto.  […] Attraverso questo racconto di vita individuale, comunitaria e riportando i fatti reali sarà possibile costruire con il tempo una nuova cultura del ricordo. Prediligo questa forma di lavoro sul passato alla creazione  di commissioni per la conciliazione o la verità, come in Bosnia e in Serbia è stato invece proposto. […]

Un lavoro sul passato è una prevenzione di conflitti

Purtroppo la società non riconosce dimensioni diverse riguardo il lavoro di ricostruzione sul passato. Nella maggior parte dei paesi le vittime non ricevono aiuto dallo stato per superare i problemi psichici dei traumi post-guerra. Ricerche dimostrano che in Bosnia-Erzegovina il 40% della popolazione avrebbe bisogno di aiuto psico-sociale. Discriminazione, inseguimenti, detenzione e sevizie lasciano nelle vittime  tracce pesanti nel corpo e nell’anima. Ne sono colpiti anche i testimoni di atti di violenza come chi ha visto il proprio parente mentre è stato ferito o ucciso. Queste persone dovranno avere a che fare per tutta la vita con questi problemi di salute. Tra l’altro a questo vi è anche collegata la loro marginalizzazione sociale. La riabilitazione psicosociale della vittima non è un problema individuale, riguarda tutta la società. E si sa bene come i problemi di salute possono essere facilmente passati alle generazioni future. […] Lo stato invece non si occupa di migliorare i problemi di salute mentali della popolazione. Le lavoratrici sociali e sanitarie che dovrebbero curare i casi delle persone traumatizzate e colpite a livello fisico dicono di essere spesso sovraccaricate di lavoro. […] Le conseguenze sono quindi l’aumento delle violenza in famiglia, tassi di suicidi elevati e crimini violenti.

Solo le organizzazioni non governative si occupano della riabilitazione giuridica e psicosociale delle vittime e offrono un aiuto professionale. […] Per il momento [2007] la Svizzera è il solo paese ad offrire un lavoro sul passato. Speriamo che nel futuro anche l’Unione Europea si occupi intensivamente del problema. Le Nazioni Unite hanno già fatto molto con l’istituzione del Tribunale Internazionale dell’Aia. Cosi’ nel futuro le organizzazioni pacifiste e di sviluppo potranno lavorare sempre più insieme.

Fare oggi e non aspettare domani

[…] Il lavoro sulla rielaborazione del passato risveglia nelle vittime delle reazioni emozionali forti mentre il resto della popolazione pensa che il tempo le avesse dimenticate. Dal mio punto di vista si dovrebbe fare di più sul piano  del lavoro per la pace e per il superamento del passato. Se non ci mettiamo tutti a creare la verità e la giustizia allora siamo persi.

Per il mio lavoro i diritti umani sono centrali attenzione per gli altri esseri umani, rispetto, tolleranza, risoluzione dei conflitti non violenta, solidarietà. Questi sono i valori fondamentali che mi portano avanti. […] Il mio lavoro non è molto popolare ma non ci vedo molte alternative. In tutto il mondo ho alleati. Visto che ho scelto questo lavoro, posso creare un futuro migliore. Anche i piccoli passi, io ne sono sicura, costruiscono un futuro migliore.  […] Questo sarebbe compito del governo. Ma visto che non lo fa, tocca a noi.

Traduzione dal tedesco di “Es gibt keine Gerechtigkeit ohne Wahrheit” in “Dieses Schicksal unterschreibe ich nicht” di René Holenstein, pag. 55 -59

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