La cotogna di Istanbul di Paolo Rumiz

rumiz_cotogna

Che io adori Rumiz non vuol dire che mi piaccia tutto quello che scrive. Questo libro-canzone-ballata per esempio mi ha un po’ deluso.

Il libro infatti pullula di citazioni su tutto ciò che può riguardare i Balcani: Vienna e Istanbul, la Bosnia, il Danubio, l’Austria, Zagabria, Mostar, il film No Man’s Land, la birra Bansko Pivo, il duca Francesco Ferdinando, Dobrinja, il giornale Oslobodjenje, il Kosovo, la Sava e Dalmazia, il Mar Nero, pite e baklave, il fiume Miljacka, il Monte Igman, cattolici e ottomani, ex Jugoslavia, Stiria, i treni dell’Est, la costruzione della ferrovia da Zenica a Doboj, la battaglia di Mohacs, il kalashnikov, la Drina, la Bascarsija, Tuzla e Banja Luka, i moli Beyoglu e Karakoz del Bosforo, il lager di Jasenovac, Belgrado e Novi Sad…

… insomma, un po’ troppo! A momenti ti gira la testa e non capisci più nulla 🙂 ! A tratti ricorda un po’ Danubio di Claudio Magris, che certo Rumiz conoscerà a memoria, non dubito. Ma quando è troppo è troppo, anche per me 🙂 !

Tra tutte queste citazioni prende la vita la storia d’amore di 3 uomini e 1 donna, scritto nella forma di una ballata, tutti innamorati della misteriosa donna bosniaca Masa Dizdarevic, “occhio tartaro e femori lunghi”.

A soli due giorni dal matrimonio il promesso sposo di Masa, Vuk Stodjanovic, strangola una prostituta cosi’ che viene condannato a 15 anni di reclusione senza concessione di attenuanti. Lui è ortodosso, lei musulmana ma dice siano la coppia più bella di Sarajevo. La gelosia non ferma la bella Masa e promette a Vuk che lo aspetterà perché è lui l’uomo della sua vita ma nel frattempo gli dice senza mezzi termini che “deve” trovare un altro uomo, per avere figli “il tempo necessario per essere madre”.

Cosi’ Masa sposa Dusko Todorovic, fisico universitario ed ha due figlie: Amra e Nadira. I patti sono chiari fin dall’inizio dicendogli che appena Vuk uscirà di prigione, lei lo lascerà e tornerà da lui. Quando trova Dusko che sospira pensando alla fine del patto lei impassibile gli dice: “Lo sai che un giorno dovrò lasciarti e tornare da Vuk, no?”.

In questa situazione già tesa di per sé arriva l’austriaco Maximilan von Altenberg (detto Max per gli amici) nell’inverno del 1997 a Sarajevo e incontrando la bellissima Masa se ne innamora perdutamente. Non succede pero’ niente tra i due, riparte e torna a Sarajevo solo tre anni dopo. Sono i tre anni fatidici di cui parlava la canzone d’amore “La gialla cotogna di Istanbul” che Masa gli aveva cantato quando si erano conosciuti.

La storia non è americana e non ha un happy end (che poi, forse diversi sarebbero potuti essere gli happy end a questa storia 🙂 ) In questo caso invece, dopo che l’amore è scoppiato anche tra Masa e Max (non c’è due senza tre 🙂 ), lei si ammala gravemente di una malattia incurabile ed è forse qui che inizia il vortice di passione  e sentimenti che strappa le famose lacrime e tutti i sensi degli amori tormentati balcanici, tanto che nell’immaginario collettivo le mele cotogne rappresentano davvero gli amori passionali e a volte distruttivi dei popoli balcanici. Max allora ripercorrerà da Vienna i luoghi magici della sua Masa in un viaggio che è scoperta, riscoperta e risurrezione.

Non dico che non sia un libro da leggere, ma Rumiz ha fatto di meglio 🙂

 

 

Voljelo se dvoje mladih
sest mjeseci, godinu
kad su htjeli da se uzmu
da se uzmu aman, aman
dusmani im ne dadose

Razboli se ljepa Fatma
jedinica u majke
pozeljela zute dunje
zute dunje aman, aman
zute dunje
iz Stambola

Ode dragi da donese
zute dunje Carigradske
al ga nema tri godine
tri godine aman, aman
nit se javlja, niti dolazi

Dodje dragi sa dunjama
nadje Fatmu na nosilima
dvjesto dajem, spustite je
tristo dajem, otkrite je
da jos jednom Fatmu ljubim ja

Due ragazzi si amarono
per sei mesi, un anno
quando vollero sposarsi
sposarsi, aman, aman
i nemici non vollero

La bella Fatma di ammalo’
figlia unica di sua madre
volle delle cotogne gialle
cotogne gialle aman, aman
cotogne gialle
di Istanbul

parti’ un amico caro per portarle
le mele gialle di Bisanzio,
ma per tre anni non torno’, tre anni, Dio mio,
non dette notizie e non torno’

l’amico caro torno’ con le mele
trovo’ Fatma in una bara
ne darei duecento per metterla giù
ne darei trecento per scoprirla
e poterla baciare ancora

(La traduzione è la mia tratta dal testo cantato dagli Indexi e l’ho fatta aggiungendola alle altre già’ fatte in altre lingue dal sito Lyrics Translate. Una traduzione la trovate anche direttamente nel libro a pag. 49)

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2 risposte a “La cotogna di Istanbul di Paolo Rumiz

  1. Ciao Monia. che belli che sono sempre, i tuoi blog!!!
    Ho letto ” La Cotogna” proprio pochi mesi fa, mai letto nulla di Rumiz prima.
    A me è piaciuto, l-ho trovato molto bizzarro, ma proprio per questo affascinante.
    Non lo ho letto come un romanzo o un racconto, ma per quel che vuole essere: una ballata, una lunga poesia, o una sorta di poema. Al senso dei fatti narrato ho dato poco peso, è un po’ come quelle canzoni che ti piacciono da morire ma il cui testo non ti è chiaro (tipo Litfiba a inizio carriera 🙂 ), resta un po’ sospeso, sibillino e passibile di diverse interpretazioni.
    In effetti, rileggendo le tue parole, mi rendo conto che ci sono un po’ tutti i clichés balkanici… ma anche questo forse è uno dei motivi per cui il libro mi è piaciuto.

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    • Ciao Matteo! Ma che piacere risentirti dopo tanto tempo!! Ah, sono contenta che ti sia piaciuto il mio post. Alla fine non dicevo che il libro era brutto solo un po “esagerato”, strabordante di troppi riferimenti balcanici… come un fiume in piena… pure troppo anche per “noi” ! Spero che ti piaccia questo nuovo blog, effettivamente ha più senso scrivere solo di lingue e viaggi 🙂 A pristina 🙂 !! Monia

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