La mia vita senza di me di Jasmina Tesanovic

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Libro di tutt’altro genere è “La mia vita senza di me. Memorie dai Balcani di una donna sempre disubbidiente” della (attenzione) scrittrice, attivista femminista e politica, pacifista, modella, traduttrice e giornalista (uff…siamo arrivati alla fine) Jasmina Tesanovic, nata a Belgrado nel 1954. La sua opera più famosa è “Diary of a Political Idiot” del 2000, tradotto in dodici lingue e uscito in Italia con il titolo “Normalità. Operetta morale di un’idiota politica”.

La lettura non è molto scorrevole, sarà perchè sembra quasi uno stream of consciousness balcanico su i suoi ricordi non solo d’infanzia in Jugoslavia ma anche dei suoi viaggi e dei suoi incontri in giro per il mondo. E’ vero però che da uno spaccato particolarmente interessante sugli usi e costumi della società jugoslava prima e serba poi, ripercorrendo tutta la sua vita particolarmente intensa.

Il libro è suddiviso in 26 capitoli dove si parla di tutto: della madre, del padre, della nonna Zivana e della nonna Lile, di matrimoni & divorzi, compleanni & funerali, sesso & soldi, party & guerre, parole & linguaggi e altro.

Oltre alle osservazioni linguistiche sulla lingua che non c’è più, da brava appassionata di lingue che sono, uno dei capitoli che mi ha impressionato di più, è stato “Costolette e biscotti”, dove J. T. racconta di quando passò qualche tempo nel suo chalet di montagna in gravidanza per riposarsi e respirare aria pulita. Era l’inverno del 1986. A Sarajevo si tenevano i famosi giochi olimpici che lei e la cugina seguivano in montagna con una vecchia TV a transistor e un generatore di elettricità. Con i giorni però la neve si accumulò sempre di più ed alla fine fu praticamente impossibile uscire dallo chalet. Lei e la cugina erano rimaste bloccate a casa loro. Un uomo sugli sci venne a vedere come stavano e spiegò loro che tutti gli spazzaneve erano stati dirottati dal governo jugoslavo a Sarajevo per i giochi olimpici e che loro avrebbero dovuto cavarsela da sole fino a che le macchine per spalare la neve non fossero rientrate dai Giochi Olimpici sarajevesi. Nel frattempo iniziarono a circolare voci su come le persone in montagna stessero morendo all’interno delle loro case senza acqua, elettricità, riscaldamento, viveri…

Solo dopo alcune settimana il negligente governo, come lo chiama l’autrice, inviò degli elicotteri in montagna che buttavano al volo alla gente intrappolata costolette secche e biscotti. La scrittrice finisce con queste parole:

“… Ma le cose stavano per cambiare e un destino crudele ci stava aspettando tutti, e per prima proprio la città di Sarajevo. Le piste da sci olimpiche della città sarebbero state disseminate di mine, gli edifici bombardati. E i cittadini di Sarajevo avrebbero vissuto mesi interminabili senza acqua, luce, cibo. Bombardati da ordigni veri, non da pacchi di cibo. Lo stesso esercito jugoslavo che ci porto’ costolette e biscotti avrebbe portato in Bosnia Erzegovina l’inferno in terra”.

Il libro è curioso e interessante. Io, nonostante la lettura a tratti non proprio scorrevole, lo consiglio 🙂 Sicuramente non perdetevi invece l’intervista alla scrittrice 🙂

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