La città al confine dell’impero, Trieste

Come dice il carissimo papà di una mia amica triestina, “Trieste è ormai ai confini dell’impero”, riferendosi al decadimento della sua città che da cuore pulsante e porto dell’impero autro-ungarico è finita ad essere oggi una lontana città di provincia. Questa frase rende pero’ molto bene l’idea 🙂 Trieste è certo una città piena di storia, ma l’Italia sembra essersene momentaneamente, da circa 100 anni, dimenticata 😦

A me personalmente Trieste mi ha sempre entusiasmato tanto che nel 2008 ci ho passato una lunga settimana e me la sono girata in lungo e largo da sola 🙂 E’ una di quelle città un po’ inspiegabili che ti lasciano il ricordo di tutto e di nulla: il mare e le montagne del Carso, la lingua italiana e a pochi chilometri quella slovena, i “rimasugli” nei cognomi triestini di un passato austriaco, ungherese, croato e cosi’ via. A Trieste non troverete niente come il Colosseo ma tante piccole cose, a prima vista messe là quasi per caso, ma che nel complesso rendono bene l’anima di Trieste. Se prendete per esempio il teatro romano o la Chiesa slavo-ortodossa di per sè forse non vi diranno nulla, ma se riuscirete a passeggiare in città per qualche giorno, allora nel loro insieme, tutto avrà un senso  un po’ come un puzzle: nei vostri ricordi diventerà allora una città che non dimenticherete facilmente e dove avrete voglia di ritornarci spesso.

Una delle prime cose che mi viene in mente pensando a Trieste è il famoso ex ghetto ebraico che si estende poco dietro Piazza dell’Unità d’Italia e piazza della Borsa. Le strade si fanno strette, un po’ anguste, le case piccole e anche un po’ sgarrupate, tanti antiquari e botteghe di libri usati. Niente o quasi ti indica chiaramente che li’ per molti secoli c’è stato il ghetto ebraico di Trieste. Istituito infatti nel 1696 quando ancora Trieste era sotto la dominazione autriaca, vide arrivare i primi ebrei (un centinaio) l’anno dopo, che presto iniziarono una fiorente attività commercale nella città. Nel 1748 fu istituita la prima sinagoga e nel 1784 fu abolita la segregazione anche se molti vi rimasero ad abitare fino all’avvento del fascismo quando parte del quartiere fu sventrata per far posto alla Casa del Fascio. Nel dialetto triestino “far gheto” significa “far rumore, chiasso” perchè i commercianti ebrei del vecchio ghetto usavano esporre le merci nel caos piu’ totale.

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La comunità ebraica triestina diede anche un forte impulso alla nascita di Israele: a partire dagli anni ’20 infatti salparono numerose navi dirette in Palestina che accoglievano in un primo tempo ebrei che fuggivano da tutto l’Est Europa e poi dagli anni ’30 in poi anche dall’Austria e dalla Germania nazista. Per questo dopo la nascita di Israele, Trieste ha guadagnato il titolo di “Porta di Sion”.

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Parlando di “porte” geografiche e metaforiche, impossibile per me appassionata di “Balcani e dintorni” (come li chiamo io 🙂 ) non pensare ad un’altra definizione di Trieste: la “Porta dei Balcani”. E’ vero che Rumiz nel suo “E’ Oriente” afferma che per lui, triestino e grandissimo conoscitore di tutti i Balcani, questi iniziano proprio nella stazione di “Venezia Mestre”. Come mettere in dubbio tale affermazione… Bisogna anche dire pero’ che ognuno ha la sua sensibilità e scopre i luoghi con occhi sempre diversi. Detto cio’, se dovessi scegliere io un luogo triestino come porta dei Balcani… sceglierei sicuramente la squallida, spoglia e a tratti desolante autostazione, a pochi passi dalla stazione ferroviaria di Trieste. Sono solo dieci o venti passi che ti portano in un altro mondo leggendo le partenze per Zagabria, Fiume, Belgrado, Nis, Sofia…

La desolazione della stazione è forse simile a quella di Venezia Mestre ma li’ a Trieste sei veramente ad un passo dai Balcani. Questa autostazione meriterebbe sicuramente una lapide commemorativa, antropologicamente parlando: per tutti coloro che hanno lasciato da parte i loro preconcetti e hanno lasciato Trieste per andare nei Balcani oppure per quelli che approdano a Trieste in cerca di fortuna, per poi spingersi ancora oltre. I primi, noi,  sicuramente con una vera valigia. I secondi molto probabilmente ancora spesso con delle grandi “buste”, non proprio come quelle di plastica ma quasi. Questi sono già i Balcani: delle valigie sostituite da sacchetti di plastica.

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L’ingresso dell’Autostazione di Trieste, dove dovetti prendere un pullman in corsa nel 2002 🙂

Quando si apre una porta si dice che se ne chiude un’altra (o il contrario? 🙂 ), in ogni caso come per noi Trieste è un punto di partenza per i Balcani, vista dagli occhi degli slavi meridionali Trieste è sicuramente un punto d’arrivo, tanto che per molto tempo è stata chiamata dai cittadini della ex Jugoslavia “la finestra sul mondo” [prozor u svijet, in croato]. Era infatti la città dove sloveni e croati andavano almeno due volte all’anno a comprare jeans o generi di prima necessità ritornando a casa con degli zaini o sacchetti di plastica strapieni di vestiti e viveri. Arrivare con delle macchine che iniziavano ad avere problemi già a 100km all’ora non era per niente facile, ma per gli jugoslavi questa città era un mito e la meta prediletta per lo shopping 🙂

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La frenetica piazza Ponterosso a Trieste negli anni ’70

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Jugoslave che provano vestiti durante la loro escursione triestina

Incredibile ma vero un pensiero particolare va all’Università di Trieste, un tristissimo edificio in stile fascista che non brilla certo per la sua bellezza, eleganza e gradevolezza per gli occhi… Quindi perchè mi viene in mente? Nelle mie peregrazioni balcaniche mi è capitato piu’ di una volta di prendere il pullman dalla Croazia e arrivare di mattina presto a Trieste… e ogni volta mi svegliavo sempre un po’ assonnata ad ore indicibili mentre il pullman stava scendendo in città… la prima cosa che vedevo aprendo un occhio era l’università.. e nonostante tutto, io cittadina del mondo e amante dei Balcani, mi sentivo in un attimo a casa vedendo ‘sto coso… Cose strane succedono a Trieste 🙂

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L’eleganza architettonica dell’università di Trieste in stile fascista

Un altro posto di tutt’altro spessore che mi viene subito in mente, per me laureata anche in tedesco, è sicuramente il castello di Duino, dove uno degli scrittori tedeschi piu’ famosi, Rainer Maria Rilke, scrisse una delle sue opere piu’ celebri, “Le elegie duinesi”, una raccolta lirica iniziata appunto nel castello triestino di Duino nel 1912.

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Ricordiamo che molti grandi scrittori sono legati alla piccola città di Trieste: James Joyce (si veda la statua), il poeta Umberto Saba, lo sloveno Boris Pahor, Italo Svevo, Fulvio Tomizza e tra gli attuali il giornalista Paolo Rumiz e lo scrittore e germanista Claudio Magris. Fatemi aggiungere anche il critico e letterario sloveno Srečko Kosovel, a quanto pare un lontano parente di famiglia 😉 Come si vede a Trieste non esistono frontiere letterarie e mare ed il Carso sono gli stessi per tutti! In questo caso non si parla nè di “porte” nè di “finestre” ma si potrebbe definire Trieste come un salottino letterario poliglotta con vista sul mare.

Se vi capita quest’estate di andare in Slovenia e Croazia non fermatevi a Trieste solo di sfuggita. Rimanete almeno due o tre giorni e vedrete che non ve ne pentirete! Potrete infatti visitare Piazza dell’Unità d’Italia, il teatro romano, la cattedrale di S. Giusto, la sinagoga, il castello di Miramare e quello di Duino. Tappa della memoria sono anche il campo di concentramento nazista della Risiera di S. Saba e la foiba di Basovizza. Non perdetevi neanche una bella giornata sul Carso in una delle numerose “Osmize” triestine (trattorie in campagna con piatti tipici della regione).

Non ve ne pentirete 🙂

 

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