Ostaje mi to da se volimo – Rimane che ci vogliamo ancora bene – D. Balasevic 1980

Se conoscete un po’ il personaggio di Balasevic sapete benissimo che i suoi concerti possano durare anche 5 ore, perché la leggenda dice che B. faccia ogni volta tutto il suo repertorio e che tra una canzone (che ricorda come lunghezza la “Locomotiva” 🙂 ) e l’altra racconti anche molte storie. Sarà anche per questo che per tradurre ogni sua canzone bisogna prendere ferie 🙂 In “Rimane che ci vogliamo bene” [“Ostaje mi sto se volimo” in serbo] ritorna la figura del cantante maledetto che quasi per definizione non può avere una sola storia seria, tanto altrimenti da non riuscire a scrivere belle e struggenti canzoni “d’amore, tristi, noiose e patetiche” [cito lo stesso B.]. Direi che questa si puo’ collocare tra quelle d’amore (e un po’ patetiche?) ma comunque bella.

Dall’album: Odlazi cirkus, 1980

Odlazi_cirkus

RIMANE CHE CI VOGLIAMO ANCORA BENE*

Il mio amico d’infanzia vive felice nel suo paesino
come in un romanzo russo
ha moglie e un figlio, ha una cantina piena di vino
e tutto gli va per il verso giusto

Ultimamente l’ho visto sempre più raramente,
più che altro soltanto quando festeggia qualcosa
non si arrabbia di questo, mi stringe la mano e dice:
è da tanto che non tornavi

e ricordiamo i giorni quando siamo stati scapestrati come cervi veloci
e tanto più eravamo vicini alla verità e alla tristezza tanto più eravamo vicini ad un altro litro

gli chiedo se lo sa che te ne sei andata, che te ne sei andata
“ma non è un tragedia” dice lui “aveva un altro, lo sai”
gli chiedo se lo sa che ci vogliamo bene, ci vogliamo bene ancora
“ma come sei ridicolo” dice lui “certe volte sembri proprio un bambino”

Il mio amico d’infanzia osserva la vita in maniera semplice
vede il cielo e la terra, ma ha ragione.
Io sono il solito poeta maledetto che sta sotto la pioggia
che mente e ama.

Anche se abbiamo studiato alla stessa dura scuola di vita
per un periodo siamo rimasti distanti, ma questo è umano
ognuno porta su di se il proprio dio personale
che prega di nascosto

e ricordiamo i giorni quando siamo stati scapestrati come cervi veloci
e tanto più eravamo vicini alla verità e alla tristezza tanto più eravamo vicini ad un altro litro

chiedo se lo sa che te ne sei andata, che te ne sei andata
“ma sii furbo” dice lui “ce ne sono tante come lei”
chiedo se lo sa che ci vogliamo ancora bene, che ci vogliamo ancora bene
“ma smettila” borbotta lui “passami la bottiglia vecchio mio”

Il mio amico d’infanzia si è sposato immaturo
ma ha avuto fortuna, io invece vedi non l’ho avuta.
Io ne ho amate diverse, alcune veramente vuote
altre veramente strane.

E mi sembra
che non ci sia davvero un modo
per spiegargli di te, l’unica giusta
per questo affogo nel vino tutto il mondo
perché nel bicchiere ci può stare tutto

Ma presto riporto il discorso sull’infanzia
e ai puledrini dalle groppe sudate
e ricordiamo i giorni quando siamo stati scapestrati come cervi veloci
e tanto più eravamo vicini alla verità e alla tristezza tanto più eravamo vicini ad un altro bicchiere

Chiedo se lo sa che non me ne importa se sei andata via
“Un’avventura” dice lui “e ora che ti rimane?”
rimane che ci vogliamo ancora bene, che ci vogliamo ancora bene
forse è il vino, ma sta diventando tutto buffo

* La traduzione letterale del titolo è questa: “Mi rimane questo, che ci vogliamo bene” ma ho preferito cambiarla un po’. Voliti può voler dire anche amare, ma ho preferito usare “voler bene”.

Versione originale:

Moj drug iz detinjstva živi sretno na selu,
k’o u ruskom romanu, tačno tako.
Ima ženu i sina, ima podrum pun vina
i sve mu je ravno.

U poslednje vreme ja ga viđam sve ređe,
samo onda, uglavnom, kad nešto slavi.
On se ne ljuti zbog tog, pruži ruku i kaže:
“Nisi bio odavno”.

I sećamo se dana kad smo još bili divlji k’o jeleni hitri,
i sve smo bliži istini i tuzi što smo bliži sledećoj litri.

Pitam ga dal’ zna da si otišla, da si otišla.
“Ma nije strašno”, kaže on, “Imala je drugog, to znaš”.
Pitam ga dal’ zna da se volimo, da se još volimo.
“Ma baš si smešan”, kaže on, “ponekad si klinac baš”.

Moj drug iz detinjstva život posmatra škrto,
vidi nebo i zemlju, ma ima pravo.
Ja sam prokleti pesnik koji stoji na kiši,
koji laže i voli.

Mada smo učili istu grubu životnu školu,
mi smo nekad daleki, pa to je ljudski.
Svako nosi u sebi nekog svog malog boga
kom se potajno moli.

I zato vraćam priču na vremena kad smo bili jeleni hitri,
i sve smo bliži istini i tuzi što smo bliži sledećoj litri.

Pitam ga šta sad, kad si otišla, kad si otišla.
“Ma budi mangup”, kaže on, “ima mnogo sličnih njoj”.
Pitam ga dal’ zna da se volimo, da se još volimo.
“Ma koješta”, gunđa on, “dodaj bokal stari moj”.

Moj drug iz detinjstva se oženio zelen,
al’ je imao sreće, ja vidiš nisam.
Ja sam ljubio razne, neke potpuno prazne,
neke potpuno strane.

I sve mi se čini da ne postoji način
da mu objasnim tebe, jedinu pravu.
Zato topim u vinu čitav svet jer u čašu
može svašta da stane.

a brze vracam pricu na detinjstvo
i na zdrepce znojavih sapi
i sve smo blizi istini i tuzi
sto smo blizi sledecoj kapi

Pitam ga dal’ zna da je nevažno što si otišla.
“Avantura”, kaže on, “Šta ti sada ostaje?”
Ostaje mi to što se volimo, što se volimo.
“Dal’ zbog vina”, kaže on, “al’ ovo smešno postaje”.

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