L’UOMO CON LA LUNA NEGLI OCCHI – COVEK SA MESECOM U OCIMA – 1993

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Una delle piu’ belle canzoni di Balasevic tradotta da Riccardo sul sito antiwarsong.com“È il rimpianto di un uomo per il suo piccolo mondo prima della guerra. Le sue piccole cose, i lavori in campagna, il fiume che scorre, l’odore delle stanze delle locande, l’abbaiare dei cani, il suono dei mandolini alle feste di nozze, persino le liti tra i vicini. Rumori, suoni e odori che la guerra si è portata via”

 

L’UOMO CON LA LUNA NEGLI OCCHI

Cupo e muto, come un pioppo abbattuto dai fulmini
rimirato in un bicchiere profondissimo,
mi rimaneva estraneo e normale all’aspetto
ma allora gli scorsi il riflesso della luna in un occhio.

Mi dice: “Allora, come vanno le cose?”
“Vanno”, borbottai, “tutte alla malora”.
Allora sbottò e mi squadrò spettralmente:
“Non ne avete un’idea, fratelli cari…”

Tu non sai che significa uccidere una città
non conosci lo spauracchio dei fossi fangosi
tu non sai che significa dormire, adesso,
chiudo gli occhi e altro non c’è che il silenzio dei tetti!

Chiudo gli occhi e, in sogno, mi ritrovo per caso a far lavori di campagna,
sento l’odore di stanze di locande, in sogno echeggia la festa di nozze
chiudo gli occhi e in sogno scorrono le facce
vibra lo sciame dei mandolini, il Danubio scorre color madreperla…

Bestia pazza, perché ti sei ridestata?
Il principe nero ti ha dato un bacio.
Ma non mi vergognerò se non vedrò Dio
perché non è Dio colui che ho conosciuto.

Tu non lo sai, ma nessuno è stato liberato,
tutto il silenzio me lo macchia una granata.
Si è salvato chi è stato colpito per primo
e tutti gli altri sono eterni ostaggi degli incubi.

Chiudo gli occhi e, in sogno, ritrovo per caso le barche,
le campane, i latrati, le liti tra vicini, il profumo del campo arato di fresco.
Ma quando si fa giorno, i venti dal fiume emettono un lamento.
Lo so, si lamentano le ninfe e il Danubio spande odor d’incenso.

COVEK SA MESECOM U OCIMA

Sumoran i nem, jablan gromom razvaljen
zagledan u čašu preduboku
bio mi je stran i na izgled normalan
al’ tad mu spazih odraz meseca u oku

On me oslovi: “Pa, kako idu poslovi?”
“Ma idu”, progunđah, “u vražjeg vraga
na to on planu naprsno, odmeri me sablasno
“Nemate vi pojma, braćo draga…”

Ne znaš ti šta znači ubiti grad
ne znaš ti bauke kaljavih rovova
ne znaš ti šta znači spavati sad
kad sklopim oči ništa osim tih krovova!

Kada sklopim oči nebom naiđu mobe
zamirišu gostinjske sobe, nebom svadba odzvanja
kada sklopim oči nebom promiču lica
zatreperi roj tamburica, Dunav sedef odranja…

Zverko ludila, što si se probudila?
Crni ti je princ poljubac dao.
Al’ neću se stideti što Boga neću videti
jer to i nije Bog kojeg sam znao

Ne znaš ti, nema oslobođenih
svaku tišinu mi granata prošara.
spasen je taj prvi pogođeni
a svi su drugi večni taoci košmara.

Kada sklopim oči nebom naiđu lađe
zvona, lavež, komšijske svađe, miris svežeg oranja.
Ali kada svane vetri s reke zacvile.
Znam, to tuže vodene vile, Dunav tamjan odranja.

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